UN SOGNO CHIAMATO VIRTUS

Sono una giocatrice di basket, ma prima di essere una giocatrice sono un’appassionata di sport.

E proprio da appassionata, è difficile trovare le parole per spiegare cosa stiamo vivendo quest’anno noi ragazze della Virtus.

Ci siamo ritrovate a giugno senza più speranze, pensavamo seriamente che, ancora una volta, il nostro sogno dell’A1 sarebbe sfumato. Poi, da un giorno all’altro, ci siamo ritrovate giocatrici della Virtus Bologna. Ci siamo ritrovate davanti al cancello di Casa Virtus e ci siamo entrate in punta di piedi, emozionate, con una gran voglia di giocare e con tanti sogni nel cassetto da realizzare.

È sabato 19 ottobre.

Quello che per molti è un tranquillissimo sabato autunnale, per le mie compagne, e per me, è un sabato che non ha nulla di ordinario e normale.

No, questo è un sabato speciale.

Per la prima volta nella storia, una squadra di basket femminile scende in campo al Paladozza indossando la maglia della Virtus Segafredo Zanetti.

Sono le ore 13:00.

Il nostro capitano, Elisabetta Tassinari, ed io siamo già cambiate in spogliatoio, pronte a entrare in campo.

Questi non sono spogliatoi normali, qui si respira la storia della pallacanestro italiana ed europea; la strada che facciamo per raggiungere le scalette che portano al campo è stata percorsa da giocatori, allenatori, dirigenti che hanno lasciato il segno.

Adesso ci siamo anche noi qui.

È arrivato anche il nostro di momento.

Credo che per i giocatori della maschile sia ugualmente emozionante cambiarsi in questi spogliatoi e giocare su un campo come il Paladozza. Ma potete immaginarvi cosa possa voler dire per noi?

Una volta arrivate in prossimità della nostra panchina, ci allacciamo le scarpe e ci gustiamo il Paladozza vuoto; vedo gli occhi di Elisabetta increduli e i miei, che penso lo siano altrettanto.

Iniziamo con il classico tiro a coppie per scaldarci un pochino e, nonostante la tensione pre-partita, non riusciamo a smettere di sorridere.

Ogni tanto scappa un È tutto vero?.

Mentre tiriamo, inizia a entrare qualcuno dei Forever Boys per attaccare gli striscioni in curva dietro al nostro canestro.

E ancora: È tutto vero?

Oggi giochiamo presto perché, dopo di noi, ci sarà la partita dei nostri colleghi uomini.

Se qualche anno fa, o qualche mese fa, mi avessero detto che avrei potuto chiamare Milos Teodisic “collega”, e che avrei indossato la sua stessa maglia, mi sarei messa a ridere.

Rimango sempre quell’appassionata che guarda lo sport, ma soprattutto il basket in TV da quando è una bimba. E due o tre cose Milos in questi anni ce le ha fatte vedere.

Ma torniamo a noi, ci siamo quasi, la partita sta per iniziare e non potremmo esser più felici di avere la possibilità di giocare qui a Bologna, in questo campo, con questa maglia.

Questa città non è chiamata Basket City a caso. Qui davvero si respira l’amore e la passione per la palla a spicchi, da qui sul serio sono passati veri campioni, qui, al bar si sente parlare tanto di basket quanto di calcio e lo sappiamo tutti che in Italia non è una cosa normale.

È una cosa straordinaria.

È bello, davvero bello.

Ed è anche una responsabilità enorme e una sfida altrettanto grande essere giocatrici qui in questo posto speciale per la pallacanestro, indossando la V Nera sul petto.

Dopo la partita, abbiamo il privilegio di assistere da bordo campo al match dei ragazzi e per noi è come un allenamento supplementare: avere la possibilità di vedere così da vicino giocatori di questo livello è un’occasione da non perdere.

Ci guardiamo intorno e non vediamo nessun seggiolino vuoto a palazzo.

Le orecchie ci fischiano per i cori della curva.

In questo momento può sembrare utopia ma il nostro sogno è quello: un giorno, vedere il Paladozza pieno per noi.

Nel frattempo torniamo coi piedi per terra, torniamo alla realtà e pensiamo alla settimana che inizierà, quella che ci vedrà lavorare duro in palestra perché di strada ce n’è tanta da fare, perché vediamo questa opportunità che ci è stata data come un punto di partenza e non di certo come un punto d’arrivo.

Non daremo mai per scontata la fortuna che abbiamo di poter esser parte di tutto ciò.

Pensiamo alla settimana da iniziare da “virtussine”, non quelle che tifano in curva per gli uomini ma quelle che scendono in campo tutti i weekend con una maglia pesantissima da indossare, con una maglia bellissima.

Alessandra Tava

Milos Teodosic