DIARIO DI UNA TEENAGER IN LOCKDOWN

Mi perdo un po’ nei miei pensieri e penso “diamine come cambiano le cose nel giro di un anno”.

Un giorno ci sono io che vivo la vita con una spensieratezza impavida, vantando un’appena decente senso di responsabilità personale e solo dodici mesi dopo, eccomi che mi terrorizzo nel mangiare una pera perché addentandola non ne percepisco il sapore. Fortunatamente non ho perso la sensibilità del gusto, quindi non si tratta di covid, ma solo di una mia effettiva ignoranza nello scegliere le pere buone all’Esselunga. Nonostante tutto, non ho intenzione di sprecare cibo, di fatti, quelle pere sono rimaste nel mio frigo, così come la sensazione di paura nel mio cuore. Costante inquietudine per l’ignoto, oppure forse inquietudine per il troppo che si sa e il troppo che si teme.

Ma cosa è concretamente cambiato dall’anno scorso?

Ora ve lo dico: ci si sente gli stessi, ma con un sistema immunitario e un’integrità mentale e sociale violentemente compromessi. Mi spaventerebbe avere sintomi, ma ancora di più mi spaventerebbe venissero notati dagli altri perché è comprovato che di questi tempi un naso che cola sembra atterrire più di un film horror, quindi scordatevi che vi offrano i fazzolettini!

Muoiono innocenti e muore l’innocenza della vita associata condotta fino a questo momento, per la quale un abbraccio contagiava la felicità. Per lo meno mi sono tolta di dosso l’imbarazzo provato nel dover decidere se dare “uno o due” baci sulla guancia per un saluto adeguatamente cortese, che poi arriva sempre lo spiritoso di turno che ne improvvisa tre… almeno offrimi da bere prima! Ad essere sinceri non ricordo neppure quando è stata l’ultima volta che ho tossito in pubblico, mi sono trattenuta così tante volte che i miei riflessi fisiologici in questione hanno modificato le impostazioni di privacy del loro profilo: adesso “starnuto e tosse” sono visibili solo alla lista degli “amici stretti”.

Con la tosse non si scherza! Lo dicono i monaci della pubblicità di Bronchenolo sedativo fluidificante, che poi non ho mai capito che c’entrano nello specifico proprio i monaci.

A dire il vero sono tante le cose che non capisco e non mi spiego: non capisco perché il tampone dia così fastidio, ma sopratutto non mi spiego coloro che preferiscono il panettone al pandoro. Naturalmente sto scherzando… so bene che il fastidio del tampone è relativo alla sensibilità delle terminazioni nervose, invece per la polemica natalizia ci terrei molto a ricevere spiegazioni, ASAP.

Parlando di tamponi…ma quante modalità esistono per farli? E quale da il risultato più attendibile? Quella in cui ti forano il lobo occipitale entrando dal naso o quella per la quale ti causano nausea e perdita di appetito passando dalla bocca? Una volta mi hanno fatto entrambe le cose, avevo mal di testa, ma la fame è rimasta, ovviamente.

Era desumibile che le cose col tempo seguissero un naturale corso di modificazioni, ma sinceramente mi aspettavo fosse meno improvviso e catastrofico. Catastrofico come quel messaggio, recentemente ricevuto da un ragazzo, che così recitava: “dovresti iniziare a fare i Tik Tok”. No grazie, magari nella prossima vita!

Mentre Conte si fa prendere da un “art attack” colorando l’Italia alla Giovanni Muchacha, io rifletto sulle possibili evoluzioni della situazione attuale.

Secondo me la realtà si evolve e muta ed io oggigiorno mi intimo di farlo con essa, adattandomi al cambiamento in una prospettiva di crescita; una crescita chiaramente non fisica: sono e rimarrò  per sempre un metro e sessantanove di altezza, ma ho il fierissimo orgoglio di chi non vuole nemmeno arrotondare a settanta.

Perdo progressivamente la speranza in un ritorno di fiamma della cara e vecchia quotidianità, ma vi confido che prospero in un nuovo e altrettanto avvenente “modo di vivere”! Ci vuole collaborazione e solidarietà, fantasia e impegno, dobbiamo esserci vicini nelle scelte e lontani nell’azione. Ora basta piangermi addosso, anche perché ho i vestiti già fin troppo sporchi di cucinato che la mia lavatrice richiede di lavare piatti anzi che magliette. Non mi spaventa il coprifuoco delle 22, infatti con i doppi allenamenti che ci fa fare il coach, arrivo così stanca la sera che sinceramente io proporrei di anticipare alle 21. Non ho problemi neanche a ridere sotto ad una mascherina, l’importante è che la battuta sia eccezionalmente divertente.

Momento interattivo: alzate la mano voi che, come me, vi infastidite nel guardare e accorgere che gli attori di un film (o serie che sia) recitano senza curarsi di indossare la mascherina.

Sempre voi… ora picchiate tutti quelli che invece non l’hanno alzata, perché è ovvio che mentono.

Posso continuare ad essere felice nel ricercare costantemente qualcosa di nuovo che mi stimoli, invece che provare nostalgia per tutto quello che so di non poter fare ora. È il modo con cui si affronta una situazione che connota la situazione stessa come problematica oppure semplicemente diversa.

Comunque abbiamo ancora un cuore, delle mani, una testa e dei piedi che ci permettono di sentire, pianificare ed agire con il mondo, nel mondo e per il mondo, quindi ora basta cucinare mono-porzioni e diamo inizio alla “festa”. Tutti invitati, nessuno escluso, ricordate solo di igienizzare le mani e di essere originali.

Alessandra Orsili